I. A. (Intelligenza Artificiale)
In realtà non credo che l’Intelligenza Artificiale possa essere un problema di per sé, più che altro che possa diventarlo. Come ogni medaglia che si rispetti, esistono i due lati: l’uso discreto, creativo e non lesivo degli altri consentirebbe di non nutrire dubbi sulla sua utilità (per molte persone è diventata necessità). Quando un Essere Umano chatta con un BOT (l’Intelligenza che risponde su Internet) e crea una sorta di “relazione” con messaggistica che può perdurare per ore perché l’assistente virtuale è sempre disponibile, da subito la risposta, non si oppone ma propone…ebbene di questo si che ho timore, ne ho moltissimo. Forse l’uomo da tempo ha abbandonato l’interesse per l’Umanità, non fermandosi più tanto a considerare l’altro, ciò che è, con i suoi pregi e difetti, ma concentrandosi solo su sé stesso. Così, in questa solitudine, può anche affezionarsi ad una macchina priva di emozioni e di interscambi. Non può fare altro. Esistono attualmente in rete persone virtuali che si muovono, parlano, gesticolano, hanno dettagli al 99% umani; molte persone li seguono diventando dei “followers” (io li soprannominerei “FOLLIwers”). Stanno catturando da anni con la tecnologia noi tutti; adesso è il momento di guardarci dentro per scoprire se la nostra Creatività di Esseri Umani (quella che ha dato vita alle grandi Opere e Scoperte del passato) ha un valore marginale oppure no. “L’istruzione fa delle macchine che agiscono come uomini e produce uomini che agiscono come macchine” (Erich Fromm – Psicologo, psicoanalista e filosofo tedesco; 1900 – 1980).

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