Gratta & Da Vinci (contro il gioco d’azzardo)

Gratta & Da Vinci

Il gioco d’azzardo, un problema importante, sottaciuto dall’informazione (fatico a chiamarla così) di TV, radio e carta stampata. Il gioco d’azzardo patologico è un disturbo del comportamento molto serio che rientra nella categoria diagnostica dei “disturbi del controllo degli impulsi”. E’ noto infatti che molte persone dilapidano i propri averi con biglietti “gratta e vinci”, slot-machine, etc,… giocando giornalmente decine (ed anche centinaia di euro), illudendosi di potersi arricchire trovando una vincita milionaria. Purtroppo per loro ad attenderli saranno i conti in rosso della banca e le proprie coscienze. Ho disegnato un personaggio storico importante (sollazzandomi come di consueto con le parole del titolo), cioè con Leonardo Da Vinci: credo che la nostra Intelligenza, la nostra capacità di Riflessione di Uomini debba sottrarci da schiavitù (le pulci in testa rappresentano quel pensiero continuo, assillante del gioco) di questo tipo, di ogni tipo. Lo Stato si riprenda i miliardi di euro che i “signori delle slot” dovrebbero restituire e li impieghi in modo utile, costruendo spazi culturali, ristrutturando scuole ed università, impiegando in modo decente migliaia di persone alla ricerca di un posto di lavoro (esistono laureati che bussano alle porte delle multinazionali per essere impiegati come operatori all’interno dei call center; chiediamoci come mai invece abbiamo svariati direttori stranieri come Eike Schmidt alla Galleria degli Uffizi di Firenze oppure Gabriel Zuchtriegel al Parco Archeologico di Paestum ed altri ancora che non inserisco per brevità…). Allora si che si potrà parlare di “Crescita” di questa Italia sciaguratamente senza spina dorsale. Signor Conte, io non scherzo. Non scherzo mai.. Io gioco. Sì, er gioco è una cosa serissima. Perché chi scherza lo fa pe divertisse, ma chi gioca punta, s’illude, s’inventa un lieto fine.. Che non arriva mai” (Gigi Proietti nel ruolo di Bruno Fioretti detto “Mandrake” nel film “Febbre da cavallo”, 1976).

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